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 TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima

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MessaggioOggetto: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Ven Dic 06, 2013 4:41 pm

SISTEMA DELLA METAFISICA

PARTE PRIMA : TEORIA DELLA CONOSCENZA

in futuro quanto ci addentreremo nel nucleo centrale religioso-ermetico,il termine conoscenza prenderà ad assumere un significato che starà per indicare che: conoscere è essere,ossia intimo rapporto o unione del conoscitore col conosciuto. Per adesso ci atteniamo alla cultura della metafisica che per via di psicologia ci indicherà questo termine per introdurci poi dopo al suo vero significato spirituale. Nikas

1: riassunto preliminare
31 - la teoria della conoscenza fa parte propriamente della psicologia e tratta,come tale,dell’origine dell’essenza e del concatenamento di tutte le nostre rappresentazioni.
Tutte le nostre rappresentazioni sono la base di cui come esseri intelligenti noi siamo e ci rappresentiamo sia in senso di intelligenza che di ragione.
Queste rappresentazioni si dividono in due classi:
1. a priori: primitive,sensibili(intelligenza)
2. astratte: derivate. (ragione)

32 - La facoltà di avere rappresentazioni sensibili è l’intelligenza(υους mens,mente) la scienza che se ne occupa si chiama noetica. Essa deve dimostrare come l’intelligenza mediante le sue funzioni innate e per effetto di uno stimolo esterno che agisce sui sensi,quasi sue propaggini) : 1) produce rappresentazioni sensibili. 2) ricerca la reciproca connessione fra tali rappresentazioni.

33 - La facoltà di avere rappresentazioni astratte è la ragione(λογος logos,ratio). La scienza che insegna come la ragione elabora la materia fornita dalla percezione per trasformarla in concetti,e come formare giudizi e conclusioni,si chiama logica. Operare con concetti si chiama Pensare. Le vibrazioni dell’aria ambiente,per mezzo dei quali noi ci comunichiamo a vicenda i nostri pensieri,sono le parole del linguaggio. Il linguaggio è la manifestazione o espressione sensibile sonoro del nostro pensiero. Poiché non solo noi le udiamo,ma anche li comprendiamo,perciò la facoltà che in esse si estrinseca si chiama nel suo insieme ragione.

34 - La facoltà dell’intelligenza ci accomuna con gli animali. Nessun animale è sfornito di intelligenza,sebbene gli animali inferiori specialmente quelli nei quali la massa nervosa non è ancora centralizzata in un cervello,ne abbiamo solo appena una traccia notevole.. Lo sviluppo dell’intelligenza è parallelo allo sviluppo del cervello,e sale a grado a grado fino all’uomo,a questo ultimo punto,che è il più alto a cui possa pervenire,le sue funzioni giungono a tal segno di penetrazione da riuscire,non solo come presso gli animali a formare percezioni del mondo esterno,ma anche a seguire fin nelle sue più lontane ramificazioni,il loro rapporto di tempo di spazio e di causalità.
35 - La sola facoltà che distingue l’uomo dagli animali,è la ragione. Per quanto semplici siano le sue funzioni,esse bastano tuttavia a spiegare la grandezza e la bellezza che distinguono la vita dell’uomo da quella degli animali. L’organo rappresentante esteriormente dell’intelligenza è il cervello,dal quale si irradiano verso gli oggetti i nervi sensori,pari a tentacoli,che mettono capo agli organi dei sensi. La ragione invece,a quanto pare non ha un organo speciale fisiologico come l’intelligenza,piuttosto noi la riteniamo solo un modo particolare,tutto proprio dell’uomo(no animale)di applicare quel potere generale che è,di reazione che noi chiamiamo intelligenza,cioè cervello.
36 – la ragione trae tutto il suo contenuto dalla percezione,come dimostreremo più oltre, la sua attività si limita a dare una forma diversa, più facile a comprendersi e quindi più agevole a maneggiarsi, alla materia fornita dalla percezione: perciò essa non ci apprende nulla di nuovo. Ogni vero progresso nella fisica e nella metafisica è quindi possibile solo a patto che noi, prima d’ ogni altra cosa, risaliamo dalle rappresentazioni astratte al mondo sensibile che ne forma la base. Per conseguenza, la metafisica potrebbe lasciare alla sola logica 1’ esame della ragione e del suo contenuto astratto, ed esimersi da ogni ricerca in questo campo. Sennonché, la conoscenza imperfetta della facoltà della ragione e della sua importanza fu, nei tempi antichi e moderni, fonte di confusioni nel dominio della metafisica. Per salvarci da simili errori, noi dovremo in un’ apposita appendice prendere in esame la ragione e le sue rappresentazioni astratte. Per ora, lasceremo in disparte queste considerazioni secondarie, per rivolgere la nostra attenzione al mondo delle percezioni, che solo è primitivo e comprende tutto ciò che è reale. Qui troveremo il grave problema, la soluzione del quale rimarrà il punto di partenza e la base di ogni metafisica scientifica.
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Waira



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MessaggioOggetto: Re: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Mer Dic 11, 2013 11:38 am

Mi resi conto di quanto fosse difficile riconoscere un Maestro e quale positiva funzione in fondo esercitassero due poderose personalità come Evola e Guénon, erigendo barriere critiche alla Scienza dello Spirito dello Steiner e credendo identificare in questa una variazione della teosofia anglo-indiana. Il Guénon giunge a parlare di teosofismo. Ma quelle barriere, se da una parte scoraggiano il cercatore superficiale, dall'altra sono veramente ciò che deve superare chi svolge la propria ricerca, curando che il pensiero non accetti contenuti senza propria diretta penetrazione.L'interpretazione di Steiner data da Guénon ed Evola è il loro pensiero, non il mio pensiero, non la mia esperienza diretta.
Io penso il loro pensiero, che diviene mio pensiero, ma mio in realtà è il movimento, non il contenuto. La identificazione di movimento e contenuto è lo errore di pensiero. E' l'errore in cui oggi cade qualunque inconscio realista ingenuo, che accetti il contenuto di una dottrina, perché è la dottrina che gli dà modo per la prima vola di attivare il più sottile pensiero logico di cui sia capace: che è come un minimo sadhana donantegli senso di sicurezza o di forza, forse mai prima d'allora sperimentato: onde egli erroneamente ritiene vero il contenuto, mentre la verità di cui si avviva è il movimento del pensiero, che sarebbe identico e persino superiore mediante un altro contenuto.Sono stato sempre grato a Evola e a Guénon di avermi dato modo di superare la barriera critica da loro eretta riguardo alle dottrine dello Steiner.
Invero, superando simili barriere, io avrei potuto nell'avvenire riconoscerle quando mi sarebbero state prospettate da altri e dar modo loro di superarle, in quanto costoro si rivolgessero a me: e ciò mi sembrava un dovere, soprattutto trattandosi di giovani. Del resto, non avrei mai polemizzato sulla Tradizione, se da parte dei tradizionalisti non avessi incontrato attacchi gratuiti contro Steiner. Ho sempre pensato che sia ingiusto far accettare ai giovani delle dottrine, implicanti una scelta, materialista o spiritualista, di sinistra o di destra, tradizionalista o antitradizionalista, prima che si sia formato il loro organo di pensiero e sia costituita quella autocoscienza che possa decidere liberamente da sé.Non ho mai propagandato Steiner — che sarebbe un non senso — ma specialmente ai giovani che si rivolgevano a me, tendevo a fornire un metodo di conoscenza e di formazione etica, perché in seguito potessero scegliere liberamente. Non ho mai propagandato lo Steiner, perché ciò contrasta con lo spirito della sua dottrina, che non ha bisogno di propaganda, bensì di azione interiore. Questa azione interiore stabilisce i collegamenti: solo quando si è sicuri che l'insegnamento da noi dato non sia un'alterazione della dottrina del Maestro, possiamo fare il nome di lui e promuovere un collegamento che risponda a verità.
Molti cercatori fuggono non dinanzi allo Steiner, ma dinanzi a quello che il discepolo zelante presenta come Steiner: il catechista vuole essere in regola con la norma presa alla lettera: tiene a non separare il nome dall'opera. Ma in realtà proprio con il presumere di attenersi alla regola, egli separa il nome dall'opera, presentando un'opera che non è quella autentica, ma ciò che egli ha fatto di essa: la sua alterazione personale.
Di là da regole, accorgimenti, formalismi, l'uomo libero deve potersi assumere la responsabilità di un pensiero immediato, che agisca con il potere della norma vera, perché scaturisce direttamente dallo Spirito: ciò può essere da lui realizzato nella misura in cui avverta in sé il punto da cui muove lo Spirito, secondo un volere che non ha presupposti e con cui il pensiero è uno, attingendo ad esso piuttosto che a regole, suggerimenti, piccoli segreti per la riuscita, di cui gli « anziani » talora mostrano di essere privilegiati custodi, per esercitare un maestrato che conforti la coscienza di una loro attuale funzione spirituale. Quella che invece dovrebbe scaturire dal rango della meditazione.
( Tratto dal libro” Dallo Yoga alla Rosacroce” di Massimo Scaligero, ed. Perseo, Roma, 1972)
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Waira



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MessaggioOggetto: Re: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Mer Dic 11, 2013 11:45 am

HO trovato questo stralcio e mi e' sembrato molto sottile nella spiegazione, sono rari i momenti in cui si riesce a cogliere nel mondo esterno un qualche lavoro che ci avvolge ( che viviamo ) ogni istante della nostra vita.
Se non fosse consono al forum , sono pronta a toglierlo.
W.
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MessaggioOggetto: Re: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Mer Dic 11, 2013 6:04 pm

Waira ha postato:

(in parentesi la mia opinione)

Mi resi conto di quanto fosse difficile riconoscere un Maestro e quale positiva funzione in fondo esercitassero due poderose personalità come Evola e Guénon, erigendo barriere critiche alla Scienza dello Spirito dello Steiner e credendo identificare in questa una variazione della teosofia anglo-indiana. Il Guénon giunge a parlare di teosofismo. (icordiamo che Evola e Guenon soni della tradizione occidentale italica araba. anche se Evola ha masticato di orientalismo tantrico-induista e Guenon della tradizione esoterica araba ciò non cambia la loro posizione dello Steiner che ha theofizzato la tradizione occidentale con quella orientale anche se in forma povera. ricordiamoci poi che la teosofia dello Steiner è stata caricata nel barcone della New Age proprio perchè la sua filosofia fantasticava un po troppo rispetto a Evola e A Guenon che  hanno macinato la dura realtà dell'esoterismo Italico. questo è il motivo delle barriere.)


Ma quelle barriere, se da una parte scoraggiano il cercatore superficiale, dall'altra sono veramente ciò che deve superare chi svolge la propria ricerca, curando che il pensiero non accetti contenuti senza propria diretta penetrazione.L'interpretazione di Steiner data da Guénon ed Evola è il loro pensiero, non il mio pensiero, non la mia esperienza diretta. (
è logico che ognuno deve iniziare da qualcosa,e la barriera del Guenon e di Evola fa giustamente pensare che bisogna non" non oltrepassarla",ma varcarla per avvicinarsi alla via della vera Santa Iniziazione che con Steiner sembrava giocare con la NewAge. anch'io di tutto quanto dico ed espongo in questo forum non è il vostro pensiero ne la vostra esperienza,ma espongo una traccia meccanica virtuale di cui gli altri possono scoprire la loro e capire da me come camminarla,ma comunque la mia non è la loro e la loro non è la mia:sembra di averlo già detto nei primi post di questo forum)

Io penso il loro pensiero, che diviene mio pensiero, ma mio in realtà è il movimento, non il contenuto.(qualunque lezione che si possa ricevere da fonte esterna non è il nostro pensiero sebbene essa sia entrata facendomi pensare non è il mio pensiero d'IDENTITA' che sono,cioè il CONTENUTO.)

La identificazione di movimento e contenuto è lo errore di pensiero.(perchè la loro realtà,ossia AZIONE(VOLONTA') e contenuto(ESSENZA REALE o MIO PENSIERO REALE) del caro me stesso non è simile a loro e quindi ogni mia opera differisce da loro nell'azione e nel contenuto,in quando facendo come loro cadrei nell'errore di identificarmi con loro nel pensiero )

E' l'errore in cui oggi cade qualunque inconscio realista ingenuo, che accetti il contenuto di una dottrina, perché è la dottrina che gli dà modo per la prima vola di attivare il più sottile pensiero logico di cui sia capace: che è come un minimo sadhana donantegli senso di sicurezza o di forza, forse mai prima d'allora sperimentato: onde egli erroneamente ritiene vero il contenuto, mentre la verità di cui si avviva è il movimento del pensiero, che sarebbe identico e persino superiore mediante un altro contenuto.Sono stato sempre grato a Evola e a Guénon di avermi dato modo di superare la barriera critica da loro eretta riguardo alle dottrine dello Steiner. (diciamo come già detto,da principio tutti ci attacchiamo a una o più corrente di pensiero,fino a che con l'aiuto involontario di qualcun altro ci avviciniamo di più a ciò che il nostro pensiero percepisce e sente suo,e attraverso l'AZIONE o acciaio dei saggi andiamo oltre e forse anche più di chi ci ha permesso questa comprensione.)

Invero, superando simili barriere, io avrei potuto nell'avvenire riconoscerle quando mi sarebbero state prospettate da altri e dar modo loro di superarle, in quanto costoro si rivolgessero a me: e ciò mi sembrava un dovere, soprattutto trattandosi di giovani. Del resto, non avrei mai polemizzato sulla Tradizione, se da parte dei tradizionalisti non avessi incontrato attacchi gratuiti contro Steiner. Ho sempre pensato che sia ingiusto far accettare ai giovani delle dottrine, implicanti una scelta, materialista o spiritualista, di sinistra o di destra, tradizionalista o antitradizionalista, prima che si sia formato il loro organo di pensiero e sia costituita quella autocoscienza che possa decidere liberamente da sé.(giusto)

Non ho mai propagandato Steiner — che sarebbe un non senso — ma specialmente ai giovani che si rivolgevano a me, tendevo a fornire un metodo di conoscenza e di formazione etica, perché in seguito potessero scegliere liberamente. Non ho mai propagandato lo Steiner, perché ciò contrasta con lo spirito della sua dottrina, che non ha bisogno di propaganda, bensì di azione interiore. (infondo ogni dottrina dabbene che si dice esoterica implica un azione interiore,un fuoco da accendere)

Questa azione interiore stabilisce i collegamenti: solo quando si è sicuri che l'insegnamento da noi dato non sia un'alterazione della dottrina del Maestro, possiamo fare il nome di lui e promuovere un collegamento che risponda a verità.(i collegamenti possono essere del tipo personale con la parte spirituale nostra,ma possono anche essere collegamenti che ci legano ad una setta o confraternita astrale anche poco piacevole. per cui io dico sempre di fare attenzione alle pratiche per accendere il fuoco perchè c'è il rischio di bruciarsi nell'usare certi indirizzi che sono dati da Maestri e che invece non sono nostri interiori. questo è il motivo di cui io non sono più daccordo sui metodi tradizionali delle scuole esoteriche per accendere questo fuoco,perchè nelle scuole c'è un indirizzo di stemma,di casato,di cia da esguire a loro volontà senza sapere a chi ci affidiamo nell'aldilà come nel di qua.)

Molti cercatori fuggono non dinanzi allo Steiner, ma dinanzi a quello che il discepolo zelante presenta come Steiner:(anche perchè Steiner in Essenza è un pensiero,e il discepolo ne è un'altro e qui già vi è differenza di presentazione dell'opera) il catechista vuole essere in regola con la norma presa alla lettera:(   paraocchi del cavallo) tiene a non separare il nome dall'opera. Ma in realtà proprio con il presumere di attenersi alla regola, egli separa il nome dall'opera, presentando un'opera che non è quella autentica, ma ciò che egli ha fatto di essa: la sua alterazione personale.(come dicevo sono due identità diverse con due consapevolezze diverse e due modi di coscienza espressiva)


Di là da regole, accorgimenti, formalismi, l'uomo libero deve potersi assumere la responsabilità di un pensiero immediato, che agisca con il potere della norma vera,(questa la si conosce e la si impara solo esclusivamente da se stessi con l'esperienza,infatti da essa noi prendiamo la direzione) perché scaturisce direttamente dallo Spirito:(per l'appunto) ciò può essere da lui realizzato nella misura in cui avverta in sé il punto da cui muove lo Spirito, secondo un volere che non ha presupposti e con cui il pensiero è uno, attingendo ad esso piuttosto che a regole, suggerimenti, piccoli segreti per la riuscita, di cui gli « anziani » talora mostrano di essere privilegiati custodi, per esercitare un maestrato che conforti la coscienza di una loro attuale funzione spirituale. Quella che invece dovrebbe scaturire dal rango della meditazione.( cioè dal profondo della propria natura: VITRIOLUM)

( Tratto dal libro” Dallo Yoga alla Rosacroce” di Massimo Scaligero, ed. Perseo, Roma, 1972)

se non sono questi gli argomenti da trattare di cosa si deve postare: delle solite cose dette e ridette,anzi fa piacere che ci sia questo dialogo che permette a voi come a me di apprendere e imparare.

ciao: stammi bene

Nikas
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MessaggioOggetto: Re: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Gio Dic 12, 2013 11:10 pm

...Ma quelle barriere, se da una parte scoraggiano il cercatore superficiale, dall'altra sono veramente ciò che deve superare chi svolge la propria ricerca, curando che il pensiero non accetti contenuti senza propria diretta penetrazione...

...Io penso il loro pensiero, che diviene mio pensiero, ma mio in realtà è il movimento, non il contenuto.(qualunque lezione che si possa ricevere da fonte esterna non è il nostro pensiero sebbene essa sia entrata facendomi pensare non è il mio pensiero d'IDENTITA' che sono,cioè il CONTENUTO.)

La identificazione di movimento e contenuto è lo errore di pensiero.(perchè la loro realtà,ossia AZIONE(VOLONTA') e contenuto(ESSENZA REALE o MIO PENSIERO REALE) del caro me stesso non è simile a loro e quindi ogni mia opera differisce da loro nell'azione e nel contenuto,in quando facendo come loro cadrei nell'errore di identificarmi con loro nel pensiero )

E' l'errore in cui oggi cade qualunque inconscio realista ingenuo, che accetti il contenuto di una dottrina, perché è la dottrina che gli dà modo per la prima vola di attivare il più sottile pensiero logico di cui sia capace: che è come un minimo sadhana donantegli senso di sicurezza o di forza, forse mai prima d'allora sperimentato: onde egli erroneamente ritiene vero il contenuto, mentre la verità di cui si avviva è il movimento del pensiero, che sarebbe identico e persino superiore mediante un altro contenuto.Sono stato sempre grato a Evola e a Guénon di avermi dato modo di superare la barriera critica da loro eretta riguardo alle dottrine dello Steiner. (diciamo come già detto,da principio tutti ci attacchiamo a una o più corrente di pensiero,fino a che con l'aiuto involontario di qualcun altro ci avviciniamo di più a ciò che il nostro pensiero percepisce e sente suo,e attraverso l'AZIONE o acciaio dei saggi andiamo oltre e forse anche più di chi ci ha permesso questa comprensione.)...



...Di là da regole, accorgimenti, formalismi, l'uomo libero deve potersi assumere la responsabilità di un pensiero immediato, che agisca con il potere della norma vera,(questa la si conosce e la si impara solo esclusivamente da se stessi con l'esperienza,infatti da essa noi prendiamo la direzione) perché scaturisce direttamente dallo Spirito:(per l'appunto) ciò può essere da lui realizzato nella misura in cui avverta in sé il punto da cui muove lo Spirito, secondo un volere che non ha presupposti e con cui il pensiero è uno, attingendo ad esso piuttosto che a regole, suggerimenti, piccoli segreti per la riuscita, di cui gli « anziani » talora mostrano di essere privilegiati custodi, per esercitare un maestrato che conforti la coscienza di una loro attuale funzione spirituale. Quella che invece dovrebbe scaturire dal rango della meditazione.( cioè dal profondo della propria natura: VITRIOLUM)




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MessaggioOggetto: Re: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Ven Dic 13, 2013 5:31 pm

in sostanza ogni persona deve confrontare col proprio pensiero(cioè il proprio grado di sviluppo e di identità raggiunto con o senza iniziazione,ma che sia di mentalità aperta,predisposta alla verità,e che soprattutto viene da un lungo percorso di ricerca negli studi esoterici),il pensiero che viene dall'esterno e che si propone al suo.

Certo troverà varie correnti di pensieri e ad ognuna di essa un maestro o istruttore che indica la via secondo la propria attitudine personale che può essere diversa per tutti gli altri.

diversamente per colui che inizia per la prima volta non è facile intuire la corrente che lo assoggetta alla sua portata visto che è per l'appunto ai primi passi. dando uno sguardo nel suo futuro possiamo paragonare il suo vissuto alle tante frame di una pellicola,che registrano il film della sua vita di cui coloro che sono già in avanti nel aver masticato tante teorie ,auto-osservano il loro film vissuto e comprendere come ci si inizia dapprima per una via,poi dopo con un altra e poi ancora con altre altre ancora fino a che non si stabilisce la via da seguire correttamente.

per questo non è tanto compito dell esperto accettare la corrente di pensiero di un maestro,in quanto il suo grado di maturazione lo ha già formato,scolpito e preparato per la sua via,ma più compito del principiante che da principio deve accettare tutto e tutto di più per trovarsi più in avanti anche lui su una formazione personale che lo modella poi a seguire esclusivamente la sua identità interiore.

diciamo come abbiamo sempre detto,e come hanno detto i saggi e veri maestri e non i cercatori di fede:"questa è la via che ti è stata tracciata:seguila".

Nikas
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MessaggioOggetto: Re: TEORIA DELLA CONOSCENZA parte prima   Mer Gen 01, 2014 1:52 pm

Nikas scrive:
Di là da regole, accorgimenti, formalismi, l'uomo libero deve potersi assumere la responsabilità di un pensiero immediato, che agisca con il potere della norma vera,(questa la si conosce e la si impara solo esclusivamente da se stessi con l'esperienza,infatti da essa noi prendiamo la direzione) perché scaturisce direttamente dallo Spirito:(per l'appunto) ciò può essere da lui realizzato nella misura in cui avverta in sé il punto da cui muove lo Spirito, secondo un volere che non ha presupposti e con cui il pensiero è uno, attingendo ad esso piuttosto che a regole, suggerimenti, piccoli segreti per la riuscita, di cui gli « anziani » talora mostrano di essere privilegiati custodi, per esercitare un maestrato che conforti la coscienza di una loro attuale funzione spirituale. Quella che invece dovrebbe scaturire dal rango della meditazione.( cioè dal profondo della propria natura: VITRIOLUM).

tratto da:
FLORILEGIO KREMMERZIANO
Se tu disprezzi lo scherno della turba, se tra l’equilibrio della ragione ben sodo e il motto dei messeri che ti deridono tu sei forte abbastanza per separarti dal mondo, tu cominci a essere; tu cominci a vivere di vita propria; tu inizi la vittoria sulla maggioranza numerica della illusione. [...] Il cervello dell’uomo
è un santuario che riflette, nell’assoluto della logica, tutto lo splendore della ragione divina quando non traballa per congestioni di passioni umane.
Sii uomo, sii ragionevole e domina con la perpetua padronanza dei tuoi giudizi tutte le illusioni dei sensi materiali e grossolani dell’uomo. Formati la coscienza di essere.
Quando la purificazione si è ottenuta, le percezioni intellettuali arrivano. Sono bagliori indistinti. Poi lampi fugaci, poi idee luminose.
Sogna di amare puramente, dolcemente, poeticamente un mondo migliore e nel sogno pio di un amore infinito tu diventerai poeta:cioè poeta nel significato orfico, intuirai la scienza sacra e canterai la verità.
Secondo la costituzione che il discepolo ha sortito dalla natura i risultati saranno massimi o minimi, ma non possono e non potranno mai essere nulli addirittura.
La legge dell’evoluzione progressiva governa tutte le cose create e creabili. Se la morte di un uomo rappresenta la sua nascita alla vita seconda come la morte dell’involucro uterino annunzia la nascita dell’uomo alla vita della terra, significa chiaramente che lo spirito che ha vissuto sulla terra è in paragone a uno spirito che vive la vita uterina ciò che è un uomo vivo rispetto al feto che è nelle visceri di una donna.

...Il linguaggio umano è un meccanismo di articolazioni foniche molto imperfetto nacque per esprimere le idee, poi si adoperò per generare le idee per poi tradirle; indi, diventato patrimonio dei grammatici riuscì a produrre la più completa confusione nel modo di intenderci.

Dove si legge del Dio che creò l’uomo è il Dio che l’uomo si crea a immagine e progressione della sua mente per esplicarsi in tutte le cose che escono dall’orbita della sua potestà. [...] La creazione che noi ci facciamo del Dio è una maniera per determinare l’orizzonte della nostra mente a un grado molto superiore a ogni potenza umana; però quando la creazione di una mente sovrana è stata compiuta in noi, allora noi stessi diventiamo l’ultimo scalino della perfezione visibile. L’armonia è la giusta proporzione di relatività tra gli elementi trinitari costituenti la sintesi uomo: infatti come la circonferenza è proporzionale al raggio, come un contenuto è proporzionato al contenente, il perispirito o corpo astrale non è relativo, ma armonico al corpo fisico e allo spirito. La magia divina considera Una la verità, Una la luce, Uno Dio, Una la materia, Uno l’universo, Una la forza.
[...] Gli iniziati di tutto il mondo sono fratelli perché tutti percepiscono la Verità nello stesso modo e con le stesse leggi: due di essi s’incontrano e si riconoscono perché si comprendono.

Un abbraccio, Ale (La Mente spazia nella creazione ma sopratutto la creazione spazia in tutta la sua meraviglia Nella Mente unica, che è parte anche di noi)
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