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 Percorsi di conseguimento interiore: il processo d’individuazione

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MessaggioTitolo: Percorsi di conseguimento interiore: il processo d’individuazione   Gio Gen 23, 2014 6:06 pm

Nelle viscere della terra il principio maschile (il Vegliardo) si unisce a quello femminile; il cima il castello rosso (l’opera al rosso, il compimento dell’opus) e un angelo che rappresenta l’elemento aereo, volatile, Nicola d’Antonio degli Agli, Roma, 1480.


Nel tentativo di descrivere un percorso evolutivo interiore, Jung (1921, 1933-50, 1934-54, 1936, 1939, 1950), chiama processo di individuazione la sequenza di eventi che porta un individuo ad essere quello che è autenticamente, a sviluppare, prendere coscienza ed integrare la sua complessità psichica. Come esempio del processo di individuazione, egli (1944) descrive alcune serie di sogni di suoi pazienti, che garantisce a digiuno di studi sull’Alchimia – ma certo a conoscenza degli interessi alchemici dell’analista, perché il paziente sa sempre dell’analista più di quanto questi non creda – in cui si ritrovano a profusione simboli alchemici. Jung ne trae la prova dell’esistenza nel profondo di ogni essere umano degli invarianti metastorici e universali dell’inconscio collettivo, gli archetipi, che come tali si ritrovano onnipresenti ed immodificati in epoche e culture diverse. Comunque il modello di evoluzione psichica che Jung propone consiste principalmente nel portare al centro della coscienza e della vita psichica il Selbst, che è qualcosa di più ampio dell’Io, nascendo dalla necessità di integrare e di sviluppare una più ampia dimensione simbolica ed esperienziale. In questo percorso di autoconoscenza, l’Io, che corrisponde all’esperienza attuale che il soggetto ha di se stesso, si imbatte in una serie di strutture psichiche, gli archetipi appunto, con cui entra in relazione e che ha il compito di assimilare, conseguendo un suo progressivo ampliamento e trascendimento. L’itinerario è in qualche modo codificato dallo psicologo zurighese in una serie di strutture immaginali: l’Ombra (gli aspetti non accettati e inammissibili di se stesso, per lo più legati alla vita affettiva e istintiva), l’Anima-Animus (l’immagine inconscia del sesso opposto, risultato dell’originaria, biologica bisessualità, dell’esperienza precoce col genitore edipico, e delle pregresse vicissitudini con i propri partner), il Puer (gli aspetti infantili, ludici, creativi, propulsivi della psiche), il Senex (gli aspetti riflessivi, prudenti, maturativi, ma anche rigidi, restrittivi, legalistici), la Grande Madre, il Vecchio Saggio, e infine il Selbst, l’archetipo che tutti li riassume, li organizza e li integra, come “epitome della personalità totale” (Jung, 1944). Il perfezionamento interiore che la psicoterapia e l’iniziazione di propongono di conseguire gradualmente – in Alchimia si direbbe la via umida – nell’esperienza mistica avviene subitaneamente, in modo spontaneo o indotto, comunque per un’alterazione dello stato di coscienza – la via secca.

La letteratura è ricca di sogni estatici ed esperienze visionarie. Giacobbe, dormendo su una pietra, sogna una scala che va dalla terra al cielo, e sulla quale gli angeli salgono e scendono, dopo di che Dio gli parla e gli preannuncia il destino suo e della sua discendenza. Egli dà alla pietra il nome di Betel, casa di Dio; l’alchimista autore del Mutus liber interpreta l’episodio come una allegoria delle procedure alchemiche di inversione di spirito e materia. Ezechiele descrive nella sua visione quattro creature dal quadruplice aspetto (tetramorfo), di leone, aquila, bue e angelo o uomo, che nel IV° secolo S. Girolamo associò ai quattro evangelisti, e che poi si ritrovano nel libro visionario per eccellenza, l’Apocalisse. S. Paolo narra che fu rapito in spirito fino al terzo cielo, S. Agostino sperimenta l’eterno presente dell’unione con Dio, Dionigi l’Aereopagita la tenebra mistica e la caligine della non-conoscenza. Accanto alle esperienze visionarie spontanee, ci sono quelle indotte, con procedure come quelle descritte nel Corpus Hermeticum, sia come rituali teurgici (statuette modellate in forma umana, perché gli dei possano discendervi e stabilire un contatto con l’officiante), che come tecniche estatiche (fumigazioni e droghe per ottenere degli stati alterati di coscienza); o come l’esicasmo dei padri del deserto, l’ascesi mediante la ripetizione incessante del nome di Gesù o di un versetto delle Scritture, che richiama da vicino la recitazione del mantra. Vi è poi la mistica medioevale, sempre in odore di eresia, per la delicata posizione del mistico, che va sempre oltre l’esistente, ponendosi in rapporto dialettico con il dogma, per rinnovarlo e trascenderlo: da S. Teresa d’Avila, S. Ignazio di Loyola e S. Giovanni della Croce a Ildergarda di Bingen e Giuliana di Norwich e infine Meister Eckart, Eckartshausen e Jacob Boheme.Infatti, se l’esperienza mistica è di per sé ineffabile, amorfa, indefinibile, indeterminata e inarticolata; pure, essa non avviene nel vuoto, ma per esprimersi deve avvalersi delle forme simboliche legate al contesto storico in cui il mistico vive (Scholem, 1960). Se il mistico opera una conferma dell’autorità religiosa, cioè se si dichiara conservatore, questa lo tollera, se lascia affiorare l’elemento sovversivo che comunque contiene è negata. Ma non può che contenere un elemento sovversivo, perché il senso dell’esperienza mistica è esprimere qualcosa che finora non ha trovato espressione nel mondo dell’esprimibile. Il mistico non si appaga dell’esistente: egli cerca di andare oltre, di scoprire strati sempre più profondi del mistero della divinità. Quando l’originale sapere, un tempo esso stesso innovativo, diviene sclerotizzato, esteriore, libresco, riducendo i simboli vivi a simboli morti, ovvero a una congerie di allegorie, allora arriva il mistico: egli cerca di penetrare in una nuova zona dell’esperienza religiosa, che si presenti a lui in nuove forme, come una realtà viva. La mistica ripropone allora la dialettica tra simbolo vivo e simbolo morto, e la degradazione del simbolo, che si trasforma in dogma, allegoria, oggetto ritualizzato, depotenziato, banalizzato, inflazionato (Eliade, 1948).
Il sogno di Giacobbe. Le dieci stelle rappresentano le dieci sublimazioni dell’opera, le rose alludono alla rugiada, Mutus Liber,
La Rochelle, 1677.
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