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 LA MATERIA DELL'OPERA sostanza primordiale n1

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MessaggioTitolo: LA MATERIA DELL'OPERA sostanza primordiale n1    Sab Feb 01, 2014 6:00 pm

[b]Cerchio,Allume,Sostanza primordiale,il Caos,Sale Filosofico,Tiamath. La Madre divina. Il principio passivo .
[/b]
La materia dell’opera di cui noi ci proponiamo è la materia che gli antichi avevano denominato in Archè,semplice principio dei principi. Gli jonici si convinsero che, al di sopra di tutto, esiste una realtà unica ed eterna, di cui ciò che esiste è passeggera e manifestazione. Denominarono tale sostanza archè (= principio), intendendo la materia(qui per materia si intende il soggetto della sostanza e non certamente la materia fisica) da cui tutte le cose derivano e la forza o la legge spiega loro nascita e morte. Essi ritengono che la materia primordiale sia fornita di una forza intrinseca che la fa muovere.  Il Panteismo dice: = tutto è Dio: essi tendono ad identificare il principio eterno del mondo con la divinità.
La nostra materia dell’ opera si presentava come Sostanza diluita all’estremo  priva di ogni qualità. Come gas,esteso in ogni dove e in ogni direzione. Sostanza primordiale estesa all’infinito,impalpabile  trasparente,uniforme e indifferenziata,chiamata anche Sale filosofico per eccellenza . E’  il Caos primordiale,in cui si trova confuso,sommerso nell’omogeneità,tutto ciò che prende forma e qualità distintive. È Tiamath la sposa di Apsu prima che venga  trasformata dalla sua limpidezza in acqua fangosa e salata da cui sarà tratta la creazione. Senza principio di individuazione. La Cosa in Sé. La materia dell’opera  divina è la stessa componente della materia umana ,per cui ogni accenno metafisicamente fatta alla sostanza primordiale che è il Dio sia come nulla che come tutto riguardano la nostra natura di essere e non essere. Di contrapposta a questa sostanza passiva abbiamo un azione attiva che parte dal centro di se stessa,è la forza mascolina che mette in atto la sua volontà creatrice:
sostanza diluita all’estremo


Forza ignea interiore,la forza intima innata,l’espansione vibratoria verso e dentro la sostanza primordiale materna. Dinamismo interiore. Il Padre divino. Apsu,Urano. Il principio attivo. Fuoco interiore. L’Essenza,la Potenza della Forza interiore sita nella Sostanza Primordiale che riempie il vuoto,è l’abisso senza fondo. Il moto vibrazionale senza tregua,sotto la spinta di un dinamismo infinito,parte dal centro per irradiarsi in tutte le direzioni. La parte maschile della sostanza,l’essenza




[/center]
Il principio di individuazione senza fondo                                  


riempimento del vuoto cosmico ad opera di vibrazioni



Della Sostanza Passiva e dell’Essenza Attiva primordiale : La sostanza esteriore,il vuoto,l’Allume e la sostanza interiore Essenza che riempie il vuoto della materia primordiale sono i due spiriti dell’unica matrice del tutto. Un doppio fuoco,attivo e passivo. Il fuoco interiore nella propria potenza emette onde vibratorie direzionale dal centro verso l’esterno,tale procedimento causa il caos,la confusione di tutti gli elementi senza individuazione che sono nella sostanza. È il brodo universale generato dalla forza interiore. Definito anche come punto matematico è simboleggiato dal Ouroboros e rappresenta il numero Uno.



(Nella natura umana corrispondono alla natura chiamata Anima per quanto riguarda la sostanza passiva,mentre la forza intima prerogativa maschile riguarda lo Spirito. Ma qui anima e spirito non di devono intendere come due esseri spirituali o fantasmi,questa è tutta un’altra cosa. Questo Spirito e Anima rappresentano la Realtà esistenziale di un individuo Unico sia come Dio che come Uomo. Sono l’Essere in se stesso che è Intelligenza cooperante di Ragione e Volontà innata e non della sfera mentale uma-nimale. La qualità dell’Anima come quella dello Spirito sono attributi necessari intrinsechi in una sola Realtà: l’Essere Vivente).


In alchimia il cerchio bianco è l’allume (alun = uno), principe dei Sali, dei minerali e dei metalli, la sostanza primordiale; ma la sostanza primordiale da cui tutto prende forma e vita è simboleggiata anche dal cerchio nero, che evoca il nero Caos dell’origine dell’universo, allorquando questa divinità oscura (nella cultura babilonese il Dio nero primordiale Apsu, nella cultura egizia Osiride, in quella greca Urano, in cosmogonia proprio il Caos), che rappresenta l’elemento maschile generatore del tutto, si unisce all’elemento femminile (il corrispettivo delle divinità Tiamath, Iside, Rea) simboleggiata dal cerchio bianco che è il vuoto ricettacolo del Caos primordiale dal quale esse stessa ha tratto origine al fine unico di generare la vita. La sintesi di questi due cerchi dà origine secondo la dottrina alchemica all’acqua fangosa e salata da cui si plasmerà infatti ogni forma di vita; da qui l’idea del Sole che irradia ogni cosa (Rà), la cui luce però per essere percepita deve essere riflessa dal chiarore lunare, e solo allora potrà colpire illuminando tutti gli elementi dando loro vita e forma; nonché l’idea dello stagno calmo dal quale promanano vibrazioni continue a seguito del moto generato dalla pietra calatasi al suo centro. L’unione di questi due cerchi, di queste due forze, di queste due luci, rappresenta nella mitologia greca anche la figura dell’Androgino, elemento nel quale coesistono il maschile ed il femminile, generando un essere di straordinaria potenza, perfezione e felice di per se solo.


Dobbiamo ora chiarire la simbologia alchemica, cioè capire su quali principi e concetti essa si fonda.

Dal CAOS fu tratto l'ORDINE, ossia un insieme armonico e definito. Ma cos'è il Caos? Si tratta di una situazione letteralmente di "confusione" nella quale le cose (per così dire) sono "fuse insieme" come in un crogiuolo. Caos è anche "non manifestazione","principio-non-in-atto","possibilità potenziale non espressa". E ciò che nel pensiero Induista è detto "il Brahrnan","l'Immanifesto", l'Origine di tutto ciò che esiste: impensabile ed indicibile, Esso si pone oltre l’"Essere" ed il "Non-Essere".Quindi  la Realtà Essenziale dell’Uomo è una realtà che è al di fuori della materia e che la precede e che da essa è stata creata la stessa natura umana inferiore che va dall’astrale al mentale fisico.

La Tradizione alchemica gli attribuisce moltissimi nomi, ma il significato non cambia: Allume, Notte, Matrice, Acqua mercurio, Materia indifferenziata, Veleno, Vipera, Aceto filosofale, Materia prima, Abisso, Albero, Madre, Solvente universale, Donna; tutti stanno ad indicare il Caos. Una delle espressione definenti il Caos, l’"Albero", la troviamo con carattere di universalità, in moltissimi miti a cominciare da quello biblico relativo alla caduta di Adamo. La troviamo anche nei classici dell'India, come nei Veda, nelle Upanishad dove appare come "Albero del Mondo", a volte capovolto per significare che in alto, ossia in "cielo", affonda le sue radici e trae origine la sua forza, mentre in basso, cioè nel Mondo, si presentano i suoi frutti manifesti.

Questo è il Caos. Esso è "femminile", cioè caratterizzato dalla passività, dalla tendenza a non manifestarsi, a non individuarsi, a non conoscersi, a mantenersi come possibilità, ad esistere in potenza e non in atto.(come l’attuale condizione della maggior parte degli esseri umani che vive immanifestato nella sua natura bramica caotica.) Tuttavia esso contiene tutte le possibilità:, anche quella di mutarsi in atto, al fine di conoscersi. La mitologia greca riferisce di questo Dio primordiale - Saturno - che divorava la propria progenie, il frutto di se stesso,nel senso che egli divora ogni possibile atto di iniziativa capace di riprodursi e generare,proprio come la nostra attuale condizione di cui brama ci vieta di reagire a essa. Ecco la tendenza alla "non manifestazione"; tendenza che emerge anche dalla figura del serpente UROBOROS che attacca se stesso e si divora. Sempre rifacendosi al mito ellenico di Saturno, sappiamo che uno dei suoi figli, Zeus, sottratto alle fameliche fauci del padre, lo "uccide", ne assume il regno e si congiunge con la madre Rhea. Qui tutto preannuncia un mutamento dello stato primordiale: un principio, insito nel medesimo Tutto, prevale sulla condizione di stasi vincendola (uccisione del padre Saturno) e dominando -conoscendola - la forza universale (congiunzione con la madre Rhea, allegoria dell' incesto filosofale"). Similmente abbiamo il Verbo dei cristiani che come Luce si oppone alle tenebre del padre e della madre,e in questa emette il suo seme portatandola alla gestazione della creazione.
Si determina così l'UNO, manifesto a sè stesso, trionfatore di sè stesso. Egli è l'AUTOGENO, generatore di sè stesso e più di sè stesso antico.
Il segno designato dagli alchimisti a simboleggiare il Caos, il Tutto - il cerchio ¡ - viene arricchito di un punto centrale    per indicare l'UNO manifesto. Ma non solo (e questo è importantissimo): tale segno indica anche la perfetta UNITA’ tra l'UNO e il TUTTO. Importante è rendersi conto che questa UNITA non è "unione" la più perfetta di substanzialità estranee, sebbene equilibrate. Le espressioni "padre", "madre", "figlio" sono solamente espressioni umane, adottate onde definire, per nostro uso ed a causa della nostra limitatezza, una Realtà che è UNITA’ per sua propria natura. Si legge in proposito nel "Trionfo ermetico": "Si uccide da sè, poi da sè si risuscita. Sposa di sè stessa, impregna sè stessa, si risolve da sè stessa nel suo proprio sangue".
Abbiamo dato con esempi mortali la descrizione della doppia natura e del rapporto reciproco che hanno fra essi stessi,ossia di come la sostanza passiva materna venga smossa dal padre attivo e come da questa reazione l’intera sostanza entra in un situazione di caos totale prodotto dal vortice della forza mascolina. Poi abbiamo la Luce,che generata attraverso il calore interno va sbrogliare il caos materno  e gravidare la stessa madre per una futura creazione. Ma prima di proseguire conosciamo anzitutto la natura di questa Luce o Verbo per capire cosa sia in Realtà.


Nikas
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Waira



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MessaggioTitolo: Re: LA MATERIA DELL'OPERA sostanza primordiale n1    Lun Feb 03, 2014 5:18 pm

IL CAOS come ogni manifestazione che non porta seco ordine e definizione di uno stato di principio, che sia felicita' o fuoco ardente dovrebbe avere un limite nel tempo, altrimenti si nutre del dubbio, dell'impotenza per continuare d esistere...
Nikas scrive " Tuttavia esso contiene tutte le possibilità:, anche quella di mutarsi in atto, al fine di conoscers
i " , ma cio' continua d esistere nel tempo ? o l'energia di cui si nutre il caos consum quel fuoco che produce quel cambimento , il femmineo che non privato del sul principio opposto determina la fusione di unico seme, che la Volonta' fara' crescere."L'UNO MANIFESTO"
a volte mi chiedo ...chi sono io per poter raggiungere tale condizione? io che mi nutro di umiliazione e solitudine, non siamo forse monadi circoscritti in un destino gia' scritto, in un riflesso che non ci appartiene?

" Abbiamo dato con esempi mortali la descrizione della doppia natura e del rapporto reciproco che hanno fra essi stessi,ossia di come la sostanza passiva materna venga smossa dal padre attivo e come da questa reazione l’intera sostanza entra in un situazione di caos totale prodotto dal vortice della forza mascolina. "

Noi siamo mortali , iniziamo da li, , come per un destino crudele PERCHE' consapevoli che il nostro e' un principio divino,
si inizia dl nostro corpo, sensi, dolore, fragilita' , piu' in alto viene meno questo senso di precarieta', e' forse piu' in alto che il CAOS diventa fuoco e le Parole sono vibrazioni che nutrono lo spirito.

W.
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